Nessuno ti chiede l'età



Verso YouCanDo senza documenti

Gabriele, mi disse il Possibile, hai trovato qualcuno nel tuo percorso per arrivare qui, che ti ha chiesto la carta d’identità?
E ti è mai successo, ad ogni tua scelta e all’inizio di ogni sentiero che hai imboccato
nella vita, che qualcuno abbia tentato di impedirti di passare perché che eri troppo giovane o troppo vecchio?
Aveva ragione, le volte che non avevo svoltato, perdendo un’opportunità, era stato solo per un po’ di insicurezza di troppo o perché ero troppo distratto o condizionato per vedere il sentiero.

Gabri, ricordati, le più grandi barriere più grandi ce le creiamo da soli, nella nostra mente.
Magari quando ci concediamo troppe giustificazioni e passiamo, con estrema facilità, dal “ma gli altri fanno tutti così“ di quando siamo adolescenti e abbiamo paura, uscendo dalla fila, di essere rifiutati, al “ io sono fatto così“ convincendoci di essere quella maschera che stiamo indossando, magari nel pieno della nostra carriera, al “tanto ormai alla mia età è troppo tardi“.
Quando succede, ci infiliamo pericolosamente in una galleria senza uscita.

Quando vedo un ragazzo, con una vita davanti a se tutta da disegnare, condizionarla il più delle volte, per la mancanza di coraggio ad uscire allo scoperto, prendere in mano il suo pennello e modificare a modo suo una scena fin troppo statica e poco emozionante con tante comparse e nessun protagonista, penso che sta solo perdendo un sacco di tempo prezioso e sta condizionando in modo negativo il periodo più fertile della sua vita.

Uscire dal coro non vuol dire necessariamente prendere armi a bagagli e trasferirsi a Londra o Berlino a fare il lavapiatti in qualche locale magari di periferia.
Quando mi trovo di fronte ad un ragazzo che se ne va con troppa facilità, ho spesso l’impressione che stia soprattutto rimandando il suo ritrovarsi e l’assumersi delle responsabilità prima di tutto verso se stesso.

Non ti sembra strano il fatto che siamo tra i primi paesi industrializzati al mondo, che abbiamo un patrimonio storico, culturale, paesaggistico, gastronomico che tutti ci invidiano e, nonostante ciò,
con circa 250.000 emigrati l’anno ufficiali (ma sono molti di più) siamo 8° al mondo come paese d’origine dei nuovi immigrati?
Siamo tornati ai livelli del 2° dopoguerra.
Sempre secondo l’Ocse, che fornisce questi dati, in 10 anni l’Italia è salita di 5 posti nel ranking di quanti lasciano il proprio Paese per cercare migliori fortune altrove.

Anche se viviamo in un paese strano che premia pochissimo la meritocrazia, sono convinto che ci sia molto più da fare qui di quanto non sembri. Possiamo azzardare e dire che manca una visione generale di paese e, all’interno di questo contesto, una visione più personale, oltre a qualcuno che ci insegni a crearcela?
Forse è più facile rimandare o sperare che altri se la creino e vedano anche per noi.

All’opposto, quando sento una persona più adulta dire  “ tanto ormai alla mia età è tardi per cambiare“ io provocatoriamente rispondo: “Perché, hai deciso di morire presto? Se campi fino a 90anni cosa conti di fare nei prossimi 4 o 5 decenni?“

Non c’è un limite di età per prendere in mano il nostro pennello colorato, modificare la nostra scena, togliere qualche recinzione, creare e imboccare un nuovo sentiero e iniziare a vivere una vita più creativa. Il guaio è che, spesso ci viene il “braccino corto“ e troviamo mille scuse, quando è il momento di tirare fuori quel pennello colorato e così finiamo per dimenticarlo a rinsecchire in qualche tasca o in fondo a qualche cassetto.

Quando siamo bambini, ci serve poco o niente per dare sfogo alla nostra creatività. Basta un cerchio, un vaso, una bambola per diventare navigatori, re, medici e trascorrere, totalmente immersi in quel ruolo, un pomeriggio intero.
Il fatto è che, crescendo, in troppi iniziano a dirci cosa dobbiamo pensare e come dobbiamo comportarci e noi, pur di piacere, essere accettati e avere un apprezzamento positivo, ci comportiamo di conseguenza.
Così nell’età dell’adolescenza iniziano i guai, ci allontaniamo da noi stessi e iniziano le nostre insicurezze e perdiamo l’abitudine a lasciarci andare.Questa lontananza da noi stessi dura, solitamente, qualche decennio fino a quando, verso i 45/50 anni, impegnati a rincorrere persone importanti “che ci consentissero di…“
nel pieno della nostra carriera, dopati di lavoro, per assecondare il nostro ego, guadagnare denaro e prestigio con l’illusione di far colpo ed essere ammirati e amati da persone che, diversamente, non si accorgerebbero di noi, iniziamo ad avvertire qualche  scricchiolio.

Come se quello scricchiolio ci risvegliasse da un lungo stato di trans, iniziamo spesso a porci dei dubbi su quello che stiamo facendo e ad accorgerci di non stare più troppo comodi nella posizione tenuta fino a quel momento.
Può darsi che inizialmente diamo poca importanza a questa sorta di chiamata e magari tentiamo di ignorarla. Questa, però, come un tarlo inizia a lavorare dentro di noi ed è così che iniziamo a chiederci dove stiamo realmente andando, se ne vale realmente la pena e se quella che stiamo percorrendo è la strada migliore che potremmo percorrere.
Con i dubbi iniziamo ad avvertire una certa stanchezza più interiore che fisica e, con questa, il bisogno di sentirci più leggeri, più liberi, di farci guidare maggiormente dai nostri sensi e dalle nostre passioni, di divertirci ed emozionarci nel fare quello che facciamo…qualsiasi cosa noi facciamo.

Il guaio è che spesso ci manca il coraggio di rimettere in discussione la nostra vita e tutto ciò che ci siamo conquistati fino a quel momento, per abbandonare il nostro sentiero e aprirci un nuovo varco.
Ci manca il coraggio di alleggerire il nostro zaino, eliminare le cose che non ci servono più, uscire dalla nostra trincea, rimetterci in gioco da zero, sperimentare con quella positiva curiosità della quale abbiamo tanto parlato e un po’ di sana incoscienza anche se può sembrare infantile, fregandocene di quello che pensano gli altri.
Questa mancanza di coraggio, e la conseguente frustrazione per non averci provato, ci porterà ad imbruttirci e ad invecchiare velocemente.

Purtroppo, come dicevamo, la maggior parte delle persone arriva a convincersi di non poter cambiare la sua trama e che tutto ciò che ha a che fare con creatività, spirito creativo, vita creativa, siano cose che poco la riguardano. Finisce così per archiviare o seppellire i suoi sogni e le sue aspettative fino al punto di dimenticarsene.

Gabri, devi essere sempre fiducioso del fatto che un altro sentiero per modificare e rendere più avvincente ed emozionante il tuo copione, esiste e lo puoi personalizzare in ogni momento.
Non farti quindi ipnotizzare dalla routine di una vita che scorre anche troppo veloce su un binario che spesso hai scelto solo per caso.

Se ora:
• senti che i tempi sono cambiati,
• non riconosci più la vegetazione intorno a te e nemmeno la volta stellare,
• hai la sensazione di girare in tondo in un percorso che non è più in grado di appassionarti,
• senti che stai sprecando il tuo tempo e il tuo talento,

fermati, appoggia il tuo zaino a terra, osserva bene intorno a te in silenzio e ascolta.
Riuscirai sicuramente a captare, da qualche parte, un segnale in grado di colpirti e farti vivere un’emozione.
Quello è il punto esatto dal quale far partire il tuo nuovo sentiero e, da li in poi, stanne certo, succederà qualcosa di inaspettato e magico.

Lo faresti un viaggio con me?

Leggi il mio libro:

Viaggio a Youcando, il Covo del Possibile

Tu, la tua creatività, i tuoi talenti, la tua energia, farete grandi cose insieme

P.S. : Alla fine di questo nostro viaggio potresti non essere più la stessa persona: avvisa casa :-)



17-10
2017

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